Cesena

Come altre città emiliane, Cesena è poco stimata, vista solo come un centro della movida o un luogo di serie B. Tuttavia, le sue bellezze sono notevoli. Villa Silvia è vanto della città. Prende il nome dall’ultimo proprietario, la contessa Silvia Baroni Semitecolo: morta senza eredi, la nobildonna lascia la struttura al Comune. Prima di allora, la Villa era considerata il salotto culturale della zona, dove i ricchi proprietari davano ospitalità ad intellettuali come Messeri, Amanucci, Bonci e Carducci. E’ edificio gradevole, che ancora oggi conserva il il parco di quattro ettari, con l’antico roseto e diversi alberi secolari. Una delle stanze interne è poi sede di una mostra permanente dedicata a Giosuè Carducci. Più popolare, ma forse più amato, il Ponte Vecchio (o Ponte Clemente) è uno dei simboli della città. Secondo gli esperti, nasce come ponte di legno, ideato dai genieri di Roma, per poi evolversi in struttura stabile di pietra. Nel corso del tempo ha subito gli assalti della natura e quelli dell’uomo: ultimo in ordine di tempo, le cariche dei soldati tedeschi in ritirata. Il ponte è impreziosito da due pilasti, costruiti in pietra d’Istria e posti in ogni senso di marcia: questi presentano la data 1773 e stemmi e lapidi. Notevole uno dei pilastri posti ad Oriente, con la lapide dedicata a Papa Clemente XII a cui la costruzione è dedicata. Triste ma elegante, il Cesena War Cemetary il cimitero di guerra. Esso rappresenta l’omaggio dei locali ai cittadini alleati. Le sue 7500 tombe ospitano soldati dei diversi eserciti del Commonwealth britannico. Ben più allegro il Teatro Alessandro Bonci, tempio locale della musica e della scultura. Iniziato nel 1841, viene costruito dall’architetto Ghinelli e prende il nome da Alessandro Bonci, grande tenore locale del primo Novecento. Il Teatro riscosse il massimo successo negli Anni ’50-’60, quando ospitò artisti del calibro di Walter Chiari, Nino Manfredi, Mario Carotenuto e Vittorio Gassman. A livello strutturale, la sua facciata è d’ispirazione neoclassica, con un colonnato ionico con diverse figure mitologiche, da Eracle a Calliope, da Clio a Bacco. All’interno spiccano il sipario ed il lampadario, ottimi rifacimenti degli originali. Le decorazioni fondono mondo classico e Medio Evo: così, scene della Divina Commedia, come la fame del Conte Ugolino, vanno assieme ai ritratti delle Muse. L’opera, considerata di alto valore, è il risultato congiunto dello stuccatore Mirotti e dell’intagliatore Casalini.

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