Iglesias

Imitando le altre città della Sardegna, Iglesias (27.000 abitanti circa ) è stata crocevia di popoli e culture. Prima presenza umana rilevante, il popolo dei Nuraghi, che controllò la zona con le caratteristiche abitazioni. Poi, la presenza di coloni fenici e cartaginesi. I Romani urbanizzarono pesantemente il territorio: per alcuni storici, l’Iglesias Romana era la (semi-mitica) città di Metalla, polo industriale ante litteram pensato per la lavorazione dell’argento estratto dalle vicine miniere. Nel Medioevo la città, più volte colpita da pestilenze ed invasioni, diventa zona contesa tra i Giudicati locali e le potenze straniere. Proprio una di queste, Pisa, dona alla città un periodo di prosperità. I governanti pisani difendono la città con mura e castelli e finanziano la costruzione di chiese e miniere, sfruttando i giacimenti locali di zinco, argento e piombo. Ai pisani succedono gli spagnoli: sotto il dominio degli Asburgo la città cresce di dimensioni ed importanza, diventano una della città più importanti dell’isola. Di quel periodo felice rimangono l’uso degli idiomi iberici (castigliano e catalano) ed il nome (Iglesias, ispirato dalle numerose chiese del territorio). Proprio la fusione tra religiosità popolare ed influenza spagnola è alla base del Riti della Settimana Santa. Per l’occasione, i cittadini e le confraternite fanno rivivere i momenti della Passione e della Morte del Cristo. Particolarmente notevoli i babalotti: adulti e bambini incappucciati che compiono riti di devozione (a volte autolesionistici), ispirati alle figure simili presenti nei riti iberici. Invece, il Breve di Villa di Chiesa è legato al passato medievale. Si tratta di un testo rilegato, risalente al 1300 ed uno dei pochi codici giuridici dell’epoca arrivati intatti nella modernità. Composto da quattro libri, disciplina la vita in città, dettando comportamenti, regole e punizioni per gli eventuali trasgressori. Cura particolare viene data alle miniere, fonte principale di reddito cittadino.

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