Nuoro

Posta in posizione geografica favorevole, un altura circondata da fonti d’acqua, Nuoro (36.000 abitanti) fu abitata fin dalla preistoria. Insieme ai reperti, i primi cittadini portarono con sé il nome, ancora oggi fonte di discussione. Per alcuni Nuoro deriverebbe da Nugoro, a sua volta derivato dall’antica radice nur, cioè casa o focolare domestico. Altri linguisti citano un originale nucleo greco-slavo: Nuoro sarebbe allora Nug-oros, cioè Ai piedi del monte, con chiaro riferimento al vicino Monte Ortobene. Tuttavia, più che la toponomastica, al turista interessano monumenti e luoghi d’interesse. Ecco allora che il giro virtuale può iniziare con La Cattedrale di Santa Maria della Neve. Costruita in chiaro stile neoclassico, la chiesa vanta una facciata simile ad un tempio greco e due campanili identici, sormontati da una piccola cupola. L’interno è composto da un’unica navata con volta a botte. Tra le opere religiose, notevole il coro in legno e la Morte di Cristo, opera del Seicento attribuita ad Alessandro Tiarini, allievo del Carracci. La chiesa è punto importante della vita culturale locale, ospitando nei suoi locali gli studi dell’emittente radiofonica Radio Barbagia. Posta sul Monte Ortobene,la Statua del Redentore è creazione alta e possente, con 7 metri per 2 tonnellate. Costruita dallo scultore Jerace, viene eretta per volontà del Pontefice Leone XIII, che vuole così celebrare il Giubileo del 1901. Alla statua sono legate due leggende. La prima parla di una faccia demoniaca scolpita sul piede destro di Cristo: il volto è effettivamente presente ma simboleggia l’umanità, infantile di fronte alla potenza divina. La seconda parte dalla tomba di Luisa Jerace, moglie dello scultore: secondo i locali, la donna morì per la tremenda bellezza della statua scolpita dal marito. Nelle vicinanze della città si trova Lollove. Questo è un piccolo borgo, dove le casette in stile medievale accerchiano la chiesetta della Maddalena, costruita nel ‘600 in stile tardo-gotico. Come per la statua, Lollove è portatore di leggende. Secondo le dicerie, la maledizione di alcune suore, violentate dai pastori locali, costringe la popolazione del borgo a rimanere costante nei secoli.

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