Trento

Molto probabilmente, Trento (116.000 abitanti circa) nasce come insediamento del popolo dei Reti. Quello che è certo l’arrivo dei Romani, che conquistano la città nel I° secolo a. C., mutandola in accampamento militare e dandole il nome di Tridentum (“Tre denti”), forse ispirati dai tre colli delle vicinanze. Durante il regno di Augusto, la città acquisisce un importante ruolo civile, testimoniato dalla tracce di edifici come anfiteatro, terme, acquedotto cittadino e quartiere patrizio. Con la caduta di Roma e l’arrivo del Medioevo emerge il ruolo del vescovo locale, che inizia a guadagnare autorità agendo come mediatore tra gli invasori Longobardi, i Franchi ed i Bavari. Tuttavia, la legittimazione ufficiale arriva nei primi anni del Mille, quando il Sacro Romano Imperatore Corrado dà al vescovo di Trento la carica di principe: nascono così i Principi-vescovi di Trento, padroni di un territorio che durerà fino all’arrivo di Napoleone. Durante il loro regno, Trento vive fasi alterne: centro della Controriforma cattolica, ma anche città di stile e dimensione rinascimentale sotto il governo illuminato di Bernardo Clesio e Cristoforo Madruzzo. Come detto, il principato vescovile finisce con le guerre napoleoniche, quando nella battaglia di Bergisel, le milizie trentine guidate dal patriota Hofer vengono sconfitti dalla coalizione napoleonica franco-bavarese. L’importanza dei vescovi è testimoniato ancora oggi dall’imponente Cattedrale di San Virgilio. Costruita nella moderna Piazza del Duomo, ha reso il posto di una più antica basilica dedicata a San Vigilio, le cui spoglie sono considerate all’interno, insieme a quelle dei compagni Sisinnio, Martirio ed Alessandro. Una scultura dell’edificio è legata ad una leggenda locale. Raffigurante due fanciulli, è ritenuta la firma dei figli del capomastro che, dopo la morte del padre, terminarono la chiesa. Se la cattedrale era il polo religioso, il Palazzo delle Albere era quello politico. Anzi, secondo alcune antiche mappe i due edifici erano collegati da un passaggio sotterraneo, ad oggi mai ritrovato. All’interno, una grande collezione di dipinti ed arazzi, molti dei quali rovinati dal tempo e dall’incuria. Così, poco rimane del ciclo dedicato a vita ed imprese dell’imperatore Carlo V; al contrario, sono praticamente intatti gli affreschi che rappresentano le Arti Liberali, le Virtù Cardinali e quelle Teologali.

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