Vibo Valentia

Coloni greci, normanni ed arabi. Poi gli Angioni e gli Aragonesi, i baroni locali ed i politici del Piemonte. Il turista può ricordare il passato fiero e violento di Vibo Valentia con un semplice giro in città. Il Castello normanno-svevo è situato sulle rovine dell’acropoli dell’antica polis greca. La fortificazione nasce nel Periodo Svevo, quando l’Imperatore Federico dà al governatore Marcofaba il compito di ampliare, sviluppare e difendere la città. L’aspetto odierno del Castello è però frutto dell’azione degli Angiò (‘200), dagli Aragonesi (XV° secolo) e dai nobili Pignatelli (XVI-XVII° secolo). Desiderio dell’uomo ed azione della natura hanno creato una struttura diversa dall’originale: una tenuta nobiliare, dove solo alcune torri ricordano l’antica funziona di baluardo. Stesso scopo delle Mura di Hipponion. Situata in località Tappeto Vecchio, la difesa in origine raggiungeva i 7,5 Km di lunghezza e con torri fino a 10 metri d’altezza. Di tanta potenza oggi rimangono i blocchi di arenaria e calcarenite, e le fondamenta di torri e mura. Più lussuose e meno bellici, i Palazzi nobiliari. Ad esempio, il Palazzo Capialbi. Costruito vicino al castello, l’edificio del 700 ha inglobato precedenti strutture del governo Monteleone e costruzioni della famiglia Pignatelli. Punto d’entrata è il portale d’ingresso col suo arco a tutto sesto fatto da conci lavorati. All’interno, una vasta collezione archeologica ed una ben fornita biblioteca. Palazzo di Francia è legato alla terra d’Oltralpe. Nome a parte, sorge in via Gioacchino Murat, omaggio al parente di Napoleone. La casa è omaggio alla Grecia, con una forma ispirata alle vesuviane meridionali del ‘700. L’opera dell’artista neoclassicista Luigi Vanvitelli e la forma del parco segnano ancora di più il legame con l’Ellade. Se i palazzi sono Nobili, il rito della Pasqua è l’espressione della religiosità più popolare. Durante il periodo, Chiese e Congregazioni attuano cerimonia particolari. Dopo la Messa del Giovedì Santo, i fedeli vanno in pellegrinaggio ai Sepolcri, speciali altari allestiti nelle chiese, sempre in numero dispari. Culmine della manifestazione è l’Affruntata, con le statue della Madonna Addolorata e San Giovanni vanno alla ricerca del Cristo Risorto. Quando l’incontro si compie la Madonna perde il velo nero, simbolo di morte, per indossare un vestito azzurro e bianco, simbolo di resurrezione e portatore di buona fortuna per la città.

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